Personaggi del film

GIACINTO SCELSI

Giacinto Scelsi, conte d’Ayala Valva, non si considerava un compositore. A tal proposito, amava spiegare che la parola viene dal latino componere, ovvero mettere una nota dietro l’altra. “Questo, diceva, può essere considerato come un lavoro di artigianato di altissimo livello ma non è arte. Qualcuno ha detto – L’arte è divinamente facile o non è arte affatto. – In che senso divinamente facile? Ebbene, perché nasce dall’ispirazione. Una volta ricevuta l’ispirazione tutto quello che rimane da fare è proiettare nel mondo dei suoni, delle parole, dei colori. Bisogna rimanere dei semplici strumenti e accettare l’ispirazione che ci è stata data, intervenendovi il meno possibile. Ed è per questa ragione che il compositore deve restare nell’ombra e mai desiderare la notorietà”. E nell’ombra Scelsi è rimasto per molto tempo. Scarsamente incline all’autopromozione, ha sviluppato in vita una vera e propria estetica dell’assenza, arrivando addirittura ad impedire che lo si fotografasse, preferendo considerare se stesso come un semplice intermediario tra il Divino e gli uomini, un postino con il compito di consegnare dei messaggi. Che si tratti o meno di un atteggiamento assunto dall’artista in risposta all’indifferenza suscitata dalle sue opere nei suoi contemporanei, al tramonto della sua vita Scelsi ha finito con l’uscire dall’ombra, spinto da una ventata di riconoscimento venuta soprattutto dall’estero. Il mondo era infine pronto ad ascoltare il suono sferico.

FRANCO d’AYALA VALVA

FRANCO d'AYALA VALVA-2

Nel 2009 Sebastiano aveva dedicato un film a suo padre, l’architetto e scultore Franco d’Ayala Valva, unico artista, – insieme al cugino Giacinto Scelsi, – in una famiglia che non vedeva gli artisti di buon occhio. Sebastiano aveva solo una decina d’anni quando suo padre gli fece ascoltare un disco di Scelsi. Ed è proprio il ricordo terrificante di questa musica che sarebbe stato all’origine del film realizzato trent’anni più tardi. Sebbene la realizzazione del film comporti per Sebastiano l’esplorazione di un universo sconosciuto – quello del suono sferico di Scelsi, – si tratta al tempo stesso di un ritorno in famiglia, a fianco del suo vecchio padre. A differenza di Giacinto, che ha fatto la scelta di rimanere invisibile e la cui voce occupa il fuori campo dell’aldilà, Franco si lascia filmare. Insieme, padre e figlio, occupano l’inquadratura e condividono il mondo del visibile. Per l’ultima volta.

ALDO BRIZZI

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Il compositore e direttore d’orchestra Aldo Brizzi ha frequentato assiduamente Scelsi negli anni ’80 e ha diretto svariate prime mondiali delle sue opere. Ha ereditato da lui l’idea che la musica debba innanzitutto fondarsi sul potere del suono e non sull’atto del comporre. Aldo Brizzi è stata la prima persona, tra coloro che erano vicini a Scelsi, che il regista ha contattato durante le prime ricerche sul film ed è per puro caso che i due si siano parlati per la prima volta proprio l’8 agosto 2013, esattamente 25 anni dopo la morte del compositore. A partire da questo momento Aldo diventerà la bussola di Sebastiano per tutta la durata delle riprese e gli fornirà la chiave per immergersi nel mistero di Scelsi. Fine conoscitore della sua opera e in particolare degli aspetti che vanno al di là degli spartiti in sé, per la realizzazione del film Aldo ha diretto due opere di grande complessità: Okanagon e Uaxuctum. La sua interpretazione all’ondiolina suonata nell’appartamento romano di Scelsi durante le riprese del film ha ottenuto il Premio della Giuria al Wilde Liener Marx 2018.

MICHIKO HIRAYAMA

MICHIKO HIRAYAMA

Arrivata dal Giappone all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, la cantante Michiko Hirayama debutta con il ruolo di Madama Butterfly, fino al suo incontro con Giacinto Scelsi, a metà degli anni ’50, un incontro che porterà Michicko a modificare radicalmente la direzione del suo percorso artistico. Affascinato dal suo talento nell’improvvisazione e dalla sua maestria nelle variazioni microtonali, Scelsi comporrà per lei e con lei quasi tutte le sue opere vocali. Michiko diverrà la sua musa principale, incarnazione di questa sintesi tra Oriente e Occidente tanto presente nella musica di Scelsi. Essendo questa musica vocale di difficile scrittura, Scelsi affiderà a Michiko il compito di trasmetterla oralmente alle nuove generazioni, “affinché la sua musica,” come scrive il giornalista Marc Texier, “suoni come l’eco lontana di una tradizione orale immaginaria che lui solo, dai tempi dei Sumeri, ha saputo mantenere in vita.” Michiko Hirayama è deceduta nel 2018, lasciando il compito della trasmissione orale alle giovani cantanti che fino all’ultimo giorno ha continuato a formare.

JOELLE LEANDRE

JOELLE LEANDRE

Contrabbassista di prestigio, grande improvvisatrice, Joëlle si è rivolta alla musica contemporanea costretta, a suo dire, dalla scarsezza di repertorio per il suo strumento. Ha suonato per Morton Feldman, per John Cage e per Giacinto Scelsi, che ha composto molteplici opere espressamente per lei. Donna ribelle, dal discorso ricco di onomatopee e imitazioni, Joëlle incarna a meraviglia la dimensione tellurica della musica di Scelsi. Estremamente energica, è costantemente in viaggio per suonare ai quattro angoli del mondo. Le riprese del film intervengono nel momento in cui Joëlle deve far fronte alla drammatica eventualità di dover smettere di suonare, a causa di un problema di artrite alla mano. Ed è a dispetto del dolore lancinante, che Joëlle suonerà nel film, pochi giorni prima dell’operazione che deciderà del suo destino di musicista.

MARIANNE SCHROEDER

MARIANNE SCHROEDER

Per la pianista Marianne Schroeder, Scelsi, al di là del suo ruolo di compositore, si è rivelato un maestro spirituale per tutta la sua vita d’artista. Marianne organizza ogni anno un festival a Basilea interamente dedicato al compositore, e si reca regolarmente alla Fondazione Scelsi, a Roma, per ascoltare le registrazioni originali delle improvvisazioni di Scelsi all’ondiolina. Profondamente permeata dalla musica e dalla filosofia del maestro, e come lui intrisa di misticismo orientale, suona il pianoforte in uno stato quasi di trance. Così come per Scelsi, per lei il suono è al tempo stesso la via verso la trascendenza e la manifestazione di essa sulla terra. Nel film la incontriamo nella clinica psichiatrica in Svizzera dove Scelsi fu ricoverato per quasi un anno e dove trovò la via della guarigione, suonando instancabilmente al pianoforte un’unica nota. Con Marianne sfioriamo il labile confine che separa l’arte dalla follia e capiamo come la creazione artistica sia in grado di preservare l’uomo da una follia alle porte.

CAROL ROBINSON

Carol Robinson2

Interprete imprescindibile di Giacinto Scelsi, la clarinettista Carol Robinson ha subito intuito, nella musica di Scelsi, la possibilità di un tramite per accedere ad un altrove che supera il mondo reale e che rimane difficilmente spiegabile. Scelsi ha immediatamente individuato in lei la forza necessaria per avventurarsi in questo altrove a tratti inquietante, dove la sua musica è in grado di trasportare. Una musica così esigente sia dal punto di vista tecnico che mentale. Per le riprese del film Carol ha espresso il desiderio di recarsi al castello d’Ayala Valva, la dimora d’infanzia di Scelsi. Ed è forse proprio perché è in questo luogo fuori dal tempo, abbandonato a seguito di un terremoto, che è possibile rintracciare le origini di una musica che va al di là di ogni tradizione e le cui radici sembrano immergersi in tempi antichissimi.

LIVIA MAZZANTI

Benché esista una sola composizione per organo solo tra le opere di Scelsi, l’organista Livia Mazzanti considera il proprio incontro con Giacinto fondamentale. Il motivo è che questo rapporto andava ben al di là della musica. Al contempo amico, guida e maestro, lo frequenta assiduamente negli ultimi anni della sua vita. Poco dopo il loro incontro nel 1984, Scelsi le fece ascoltare la registrazione dell’improvvisazione che è alla base di una delle sue opere maggiori: In Nomine Lucis, per l’appunto l’unica composizione di Scelsi per organo solo. Dedicata al compositore Franco Evangelisti, uno dei pochi sostenitori di Scelsi in Italia mentre era in vita, si tratta forse dell’opera scelsiana per eccellenza. Riscontrando in Livia la sensibilità necessaria per interpretare la sua musica, Giacinto le affidò lo spartito. Livia si emoziona ancora profondamente ogni volta che suona questo pezzo così spirituale e al tempo stesso così carnale, che percorre questa frontiera invisibile tra l’elevazione spirituale e la vibrazione fisica del suono.

ELENA SCHIRRU

ELENA SCHIRRU

Al tempo delle riprese questa giovane soprano studia ancora al Conservatorio di Cagliari e si interessa al più tradizionale dei repertori: Mozart, Donizetti, Bellini… per una serie di coincidenze le è stato chiesto di cantare un brano di Scelsi. Non comprendendo assolutamente nulla dello spartito e intrigata da questa musica così diversa, Elena decide di recarsi a Roma per incontrare Michiko Hirayama. Da quel momento inizia a tentare di penetrare in questo altrove scelsiano che le è sconosciuto ma che esercita su di lei una fascinazione inspiegabile.

SALVATORE PILOSU

SALVATORE PILOSU

Salvatore è stato al servizio del Conte per decenni. Lavorava principalmente come autista e accompagnava Scelsi, nella sua Rolls Royce, nei suoi luoghi prediletti, in particolare al mare vicino Roma o ai concerti organizzati a Villa Medici, che Scelsi ascoltava dall’interno della sua auto, con i finestrini aperti. All’epoca delle riprese quest’uomo discreto e modesto, ormai nell’inverno della sua vita, sosteneva di non comprendere la musica del suo vecchio datore di lavoro più di quanto non ne comprendesse le convinzioni mistiche e orientali. E tuttavia si mostrava ancora molto commosso quando si trattava di rievocare i suoi ricordi di Giacinto Scelsi, alla cui tomba faceva visita regolarmente ancora trent’anni dopo la sua morte.

ALEXANDER LAUTERWASSER

ALEXANDER LAUTERWASSER

La Cimatica è lo studio della vibrazione sonora attraverso l’utilizzo di una tecnica di visualizzazione del suono. Nel XVIII secolo il fisico tedesco Ernst Chaldni scoprì che se stendeva della sabbia su una lastra metallica e faceva vibrare la lastra in un punto del bordo utilizzando un archetto di violino, la sabbia si riposizionava sulla lastra in maniera ordinata, andando a creare delle incredibili forme che possiamo ritrovare in natura. Alcuni le hanno definite forme sacre, lasciando intendere che il suono sia all’origine della creazione dell’universo. Il ricercatore tedesco Alexander Lauterwasser è il successore di Chladni, ed ha consacrato la sua vita ad osservare gli effetti della vibrazione sulla materia.

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